La storia di quando la termografia incontrò la geotermia: due esperimenti non convenzionali

foto post ema!!!!!Edilizia, elettricità, industria alimentare, trasporti e medicina. Cosa hanno in comune tutti questi settori? Se avete letto con costanza il nostro blog la risposta è immediata: il filo rosso che li collega è la termografia: sono tutti infatti  possibili campi di applicazione di questa tecnica.

C’è però un’altra scienza in grado di viaggiare a braccetto con la tecnologia delle termocamere e questa, oggi,  si chiama geotermia.

I primi esperimenti in questa direzione risalgono agli inizi degli anni ‘60, in Islanda, quando la termografia a raggi infrarossi venne impiegati per rilevare la presenza di falde acquifere sotterranee calde le cui affiorature superficiali producevano una differenza di temperatura sul terreno.

Alle origini, l’occasione di questi primi esperimenti venne fornita da un’eruzione sottomarina che si verificò al largo delle coste islandesi e che provocò l’emersione e la nascita di una piccola isola: Surtsey.

Da qui le sperimentazioni ebbero inizio con lo scopo principale di riuscire a  capire da quali fratture del fondale derivasseeo i movimenti che avevano dato origine all’eruzione. Successivamente poi la stessa tecnica fu applicata a tutte le aree geotermali presenti su territorio islandese.

Analogamente, con qualche classico anno di ritardo,  anche in Italia si sono sviluppate simili sperimentazioni.  Attraverso infatti la tecnica del telerilevamento nell’infarosso termico sia con strumenti installati a terra che non, è stato possibile rilevare la presenza di nubi vulcaniche emesse dall’Etna, la sua  temperatura e l’emissività superficiale. Sulle termocamere che sono state utilizzate è stato poi installato un set di filtri appositamente progettati per monitorare il plume troposferico dell’Etna.




Inserisci una risposta